18 novembre 2011

Acciaio

Riassunto:
Uh, quanto sono fighe le due protagoniste.
In che posto orrendo vivono!
Vicino c'è una fabbrica di acciaio.
Ah, abitano sul mare, ma fa schifo lo stesso.
L'ho detto che le protagoniste sono molto fighe?
Naturalmente, moltissimi si fanno delle più svariate droghe.
Mi sono scordata di dirvi che il posto è mostruosamente brutto.
Fa un caldo!
Così possiamo vedere le protagoniste in costume da bagno che, non vi ho detto, sono molto molto ma molto fighe.
Che orrore l'acciaieria.
Mamma quanto sono fighe le protagoniste!
Che schifo che fa il posto in cui vivono!
Oh, ma l'ho detto che le protagoniste sono molto molto fighe?
E, comunque, si muore di caldo. 

Dalla "Domenica" del Sole 24 ore dell'11/09/11, articolo di Roberto Carnero, riflessione sull'esistenza (o meno) dello stile letterario nella narrativa contemporanea italiana. La Avallone è citata, ahimé, come esempio promettente:
"...Ma anche la più giovane Silvia Avallone ha scritto il suo fortunato Acciaio (Rizzoli 2010) attualizzando il nesso dostoevskijano tra problematica etica e scrittura. (...) giovani autori che si sono mostrati capaci di inglobare le forme della comunicazione giovanile nell'universo narrativo. Senza perdere mai di vista, però, la specificità, l'insostituibilità e l'irriducibilità della dimensione letteraria. Cioè lo stile."
Ad esempio di stile, quindi, ed a dimostrazione della riuscita attualizzazione del nesso dostoevskijano tra problematica etica e scrittura, e della particolare attenzione all'insostituibilità della dimensione letteraria, riporto il seguente pregevole brano descrittivo, che niente ha da invidiare alla ricchezza lessicale dei grandi della narrativa:
Era bello Massi. Moro, assomigliava ad un talebano.
Dickens? Tolstoj? Chi sono costoro?
"Acciaio" Silvia Avallone, Rizzoli, 13 €
*/5 (e mi pare già troppo)


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