Ogni epoca ha la sue malattie. Così, c'è stata un'epoca batterica, finita poi con l'invenzione degli antibiotici. Nonostante l'immensa paura di una pandemia influenzale, oggi non viviamo in un'epoca virale. L'abbiamo superata grazie alla tecnica immunologica. Sul piano delle possibili patologie, il XXI secolo appena cominciato non è caratterizzabile in senso batterico o virale, quanto piuttosto in senso neuronale. Malattie neuronali come la depressione, la sindrome da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), il disturbo borderline di personaliità (BPD) o la sindrome da burnout (BD) connotano il panorama delle patologie tipiche di questo secolo. Non si tratta di infezioni, piuttosto di infarti che non sono causati dalla negatività di ciò che è immunologicamente altro, ma sono determinati da un eccesso di positività. Queste sindromi si sottraggono a qualsiasi tecnica immunologica che miri a respingere la negatività dell'Estraneo. [pgg. 7-8]Pensando allo sviluppo umano come ad un processo che si evolve in "ere", o "periodi", questa teoria è certamente stimolante. Proviamo a pensare al mondo attuale: un mondo estremamente collegato sia fisicamente (mezzi di trasporto) che idealmente e tecnologicamente (internet, tv, radio, cellulari). Il concetto dell'Estraneo, del lontano, si è radicalmente ridimensionato rispetto a soli quarant'anni fa.
8 maggio 2012
La società della stanchezza
La cosa più interessante di questo pamphlet è la tesi su cui si basa:
22 aprile 2012
Il piacere
L'esclusività è un aspetto essenziale delle più famose storie d'amore.
Pensate se Jane Eyre, quando fugge dal castello di Rochester, anzichè
vagabondare senza meta nel dolore per la perdita del suo Edward, si
fosse trovata un altro posto da educatrice e si fosse di nuovo
innamorata follemente del suo capo. Sarebbe sembrato ridicolo.
L'amore, quello struggente, romanzesco, che inevitabilmente diventa aulico, solenne, mistificato sarebbe ridicolo se non fosse esclusivo.
E' quello che succede ne "Il piacere". Ed è per questo che lo considero un romanzo sincero: fin dall'inizio è evidente che il filo che lega qualsiasi pensiero o azione del protagonista è il sesso. All'inizio Andrea Sperelli descrive il suo soggiorno - mai letta descrizione più sensuale di un soggiorno - e pensa al sesso. Descrive la luce di Roma, e pensa al sesso; una corsa di cavalli, e pensa al sesso. Inutile dire che quando vede una donna, una qualsiasi, perde praticamente qualsiasi raziocinio.
Questi segnali, tuttavia, non bastano, e quando Andrea Sperelli incontra Elena, il Lettore - abituato alle Jane Eyre, a Romeo e Giulietta ecc.. ecc.. - penserà: ecco, ha trovato l'Amore! E già si immagina il superficiale eroe soggiogato dalle forze del Sentimento.
L'amore, quello struggente, romanzesco, che inevitabilmente diventa aulico, solenne, mistificato sarebbe ridicolo se non fosse esclusivo.
E' quello che succede ne "Il piacere". Ed è per questo che lo considero un romanzo sincero: fin dall'inizio è evidente che il filo che lega qualsiasi pensiero o azione del protagonista è il sesso. All'inizio Andrea Sperelli descrive il suo soggiorno - mai letta descrizione più sensuale di un soggiorno - e pensa al sesso. Descrive la luce di Roma, e pensa al sesso; una corsa di cavalli, e pensa al sesso. Inutile dire che quando vede una donna, una qualsiasi, perde praticamente qualsiasi raziocinio.
Questi segnali, tuttavia, non bastano, e quando Andrea Sperelli incontra Elena, il Lettore - abituato alle Jane Eyre, a Romeo e Giulietta ecc.. ecc.. - penserà: ecco, ha trovato l'Amore! E già si immagina il superficiale eroe soggiogato dalle forze del Sentimento.
15 aprile 2012
Lettere a Milena
Comunque sia, però, la cosa principale è questa: qualunque cosa possano dire di te gli altri in un'ampia cerchia intorno a te, con superiore intelligenza, con ottusità bestiale (ma le bestie non sono così), con diabolica bontà, con affetto assassino - io, io, Milena, so fino all'ultimo che hai ragione, qualunque cosa tu faccia, sia che tu rimanga a Vienna, sia che tu venga qua, o rimanga sospesa fra Praga e Vienna o faccia ora questo ora quello. Che avrei a che vedere con te, se non sapessi ciò?
14 aprile 2012
Lettere a Milena
Credo, Milena, che noi due abbiamo una particolarità in comune: siamo tanto timidi e ansiosi, quasi ogni lettera è diversa, quasi ciascuna si spaventa della precedente, e, più ancora, della risposta. Lei non lo è per natura, lo si vede facilmente, e io, forse, nemmeno io lo sono per natura, ma ciò è quasi diventato natura, e si dilegua soltanto nella disperazione, tutt'al più nell'ira, e, da non dimenticare, nell'angoscia.
Talora ho l'impressione che abbiamo una camera con due porte, l'una di fronte all'altra, e ognuno stringe la maniglia di una porta e basta un batter di ciglia dell'uno perchè l'altro sia già dietro la sua porta e basta che il primo dica una sola parola, il secondo ha già certamente chiuso la porta dietro di sé e non si fa più vedere. Egli riaprirà, sì, la porta, perchè si tratta di una camera che forse non si può lasciare. Se non fosse esattamente come il secondo, il primo starebbe tranquillo, preferirebbe, in apparenza, non guardare neanche verso il secondo, metterebbe lentamente in ordine la camera, quasi fosse una camera come qualunque altra, ma invece fa esattamente la stessa cosa presso la sua porta, talvolta persino tutti e due sono di là dalle porte e la bella camera è vuota.
11 aprile 2012
Tipi psicologici
Durante i centoventi anni che sono trascorsi dalla composizione dell'opera di Schiller, le condizioni della cultura individuale non sono migliorate; anzi, sono peggiorate, poichè l'interesse del singolo è preso, molto più di un tempo, dalle occupazioni collettive, così che la possibilità di sviluppare la propria cultura personale è assai diminuita. E' per questo che la cultura collettiva altamente sviluppata che possediamo oggi, e la cui organizzazione supera ampiamente tutto ciò che vi è stato nei tempi passati, lede anche, più che mai, la cultura individuale.
Nel nostro tempo vi è un abisso profondo tra ciò che un uomo è e ciò che rappresenta, tra la sua individualità e la sua funzione di essere collettivo. La sua funzione è sviluppatissima, ma non lo è la sua individualità. Se egli eccelle, allora si identifica nella sua funzione in seno alla collettività; in caso contrario, anche se lo si stima dal punto di vista funzionale, egli, in quanto individualità, resta legato alle sue funzioni inferiori non sviluppate, così che egli è semplicemente un barbaro, mentre il primo si illude beatamente di essersi lasciato dietro la sua barbarie, che di fatto sussiste. [pg. 69]
22 marzo 2012
Vita da commessa - Quiz
Cliente: Buonasera...
Io: Buonasera!- Vorrei fare un regalo per un bambino...
- Ok! Ha in mente qualcosa di particolare?- No, veramente no...
- Allora... c'è questa tuta...- No, verde no.
- Ok. Allora questo pantalone...- No, pantaloni lunghi no.
- Ok, allora questo completo per il mare...- No, rosso no.
- (iniziando ad essere sfiduciata) Questa t-shirt azzurra?- No, azzurro no.
- Questa polo bianca?- No, preferivo qualcosa di sotto.
- (inizio a sentirmi come quando si gioca ad acqua e fuoco) Quindi pantaloni?- Sì, pantaloni. (fuochino...)
- Mi ha detto lunghi no, quindi solo corti?
- Sì, corti.
- Ok, questo bermuda...- No, in tessuto no.
- Quindi solo in maglina?- Sì, solo in maglina.
- Allora questo short marrone...- No, marrone no.
- (facendo mente locale ed andando ad esclusione, come a Indovina Chi) Quindi di colore vorrebbe il blu, se ho ben capito?- Sì, il blu. O il bianco. O a righe blu e bianco.
- (aggiungendo sempre più tasselli) Quindi tirando le somme voleva un pantalone corto in maglina blu, o bianco, o a righe blu e bianche? - Sì, esatto. (ho indovinato! cos'ho vinto?)
- (alla faccia del non-ho-niente-in-mente) Non ce l'ho.
- Ah, va be', arrivederci.
18 marzo 2012
Un uomo
Forse non ero innamorata di te, o non volevo esserlo, forse non ero gelosa di te, o non volevo esserlo, forse m'ero detta un mucchio di verità e di menzogne ma una cosa era certa: ti amavo come non avevo mai amato una creatura al mondo, come non avrei mai amato nessuno. Una volta avevo scritto che l'amore non esiste, che l'amore è un imbroglio: che significa amare? Significava ciò che ora provavo ad immaginarti impietrito, perdio, con lo sguardo di un cane preso a calci perchè ha fatto pipì sul tappeto, perdio! Ti amavo, perdio. Ti amavo al punto di non poter sopportare l'idea di ferirti pur essendo ferita, di tradirti pur essendo tradita, e amandoti amavo i tuoi difetti, le tue colpe, i tuoi errori, le tue bugie, le tue bruttezze, le tue miserie, le tue volgarità, le tue contraddizioni, il tuo corpo con le spalle troppo tonde, le sue braccia troppo corte, le tue mani troppo tozze, le sue unghie strappate.
14 marzo 2012
La seduzione dell'altrove
Duole pensarlo (e scriverlo) ma questo libro rientra nella mia personalissima categoria soprannominata "Libri della spesa". Ovvero gli editori potevano pubblicare anche la lista della spesa dell'autore, e sarebbe stata la stessa roba. Generalmente la Maraini mi piace moltissimo ma questo libro mi è sembrato una raccoltina assortita di temini sul viaggio riuniti alla meglio appiccicandogli, giusto per necessità di un minimo di coerenza, un tema comune, ovvero "la seduzione dell'altrove". Pubblicazione, rilegatura e vendita a 17,50 €.
12 marzo 2012
Otello
Virtù un fico! sta solo in noi l'essere in un modo o nell'altro! I nostri corpi non son che giardini per i quali le nostre volontà fan da giardinieri; così che se vogliamo piantare ortiche, o semmai lattughe, mettervi l'issopo ed estriparvi il timo, guarnirlo d'una sola specie di erbe ovvero variarlo con un composto di molte, lasciarlo sterile per la nostra accidia, ovvero concimarlo con il nostro lavoro, il potere e l'autorità per decidere tutto questo non si trova che nella nostra volontà. Se la bilancia della nostra vita non avesse un piatto di ragione da dover equilibrare con un piatto di sensualità, il sangue e la bassezza della nostra natura ci condurrebbero alle conclusioni più irrazionali.
8 marzo 2012
La politica della famiglia
Visto il periodo deludente in quanto a lettura di romanzi, mi sono buttata su questo saggio di Laing sulla famiglia.
Il saggio si propone di analizzare le dinamiche sociali all'interno della famiglia, partendo inizialmente dal tentativo di definizione di famiglia, definizione che in effetti non è così immediata come sembrerebbe pensandoci superficialmente, soprattutto in questi momenti storici di famiglie "allargate". Laing spiega come la famiglia non sia un sistema oggettivo di rapporti, ma un'interiorizzazione reciproca che esiste in ciascuno dei suoi elementi e in nessun altro luogo.
Il saggio si propone di analizzare le dinamiche sociali all'interno della famiglia, partendo inizialmente dal tentativo di definizione di famiglia, definizione che in effetti non è così immediata come sembrerebbe pensandoci superficialmente, soprattutto in questi momenti storici di famiglie "allargate". Laing spiega come la famiglia non sia un sistema oggettivo di rapporti, ma un'interiorizzazione reciproca che esiste in ciascuno dei suoi elementi e in nessun altro luogo.
[La famiglia] Si tratta di un insieme di elementi separati e disgiunti, all'interno del quale si trova l'io unito con altri che lo contengono in se stessi. [pg. 8]
5 marzo 2012
PopCo
La grossa delusione di questo romanzo è la trama: non c'è. Il libro inizia col viaggio di Alice per arrivare a questo incontro aziendale, e va bene, poi arriva sul luogo dell'incontro, e va bene, e poi rimane lì, a pensare ad un nuovo prodotto commerciale per adolescenti. Punto. Nel senso che questa è la trama. Mica per 50 pagine, il romanzo è lungo 460 pagine. Direte voi: alla fine troverà l'idea per questo benedetto oggetto che farà impazzire le adolescenti? Ebbene, nì. Neanche questa soddisfazione per il povero lettore. Quindi il libro procede per 460 stanche pagine in cui non accade nulla (a parte che ad Alice viene l'influenza, un vero colpo di scena); il riempitivo di questo spropositato numero di pagine è la crittografia, alcuni stralci di matematica, teorie etico/morali sull'ambiente e il consumismo.
2 marzo 2012
Il processo
"Ma io non sono colpevole", disse K., "un errore. Come può, in generale, un uomo essere colpevole. Noi qui siamo tutti uomini, l'uno come l'altro." "Questo è giusto", disse il sacerdote, "ma è così che parlano i colpevoli." "Hai anche tu una prevenzione contro di me?", chiese K. "Non ho alcuna prevenzione contro di te", disse il sacerdote. "Ti ringrazio", disse K., "ma tutti gli altri che hanno preso parte al processo hanno una prevenzione contro di me. La infondono anche a coloro che non vi partecipano. La mia posizione diventa sempre più difficile." "Tu fraintendi i fatti", disse il sacerdote, "la sentenza non arriva all'improvviso, il processo si trasforma gradualmente nella sentenza." "Ah, è così" (...)
29 febbraio 2012
Agnes Grey
La terza sorella Bronte, Anne, da sempre viene oscurata dalla fama delle altre due sorelle; così molti avranno letto Cime tempestose e Jane Eyre, ma pochi conosceranno Agnes Grey. E' un peccato perchè è un romanzo godibile e piacevole; certamente, in confronto ai capolavori delle sorelle, questo è un romanzuccio più banale e meno drammatico: è un romanzo rosa dell'800, ironico e coinvolgente, che assomiglia ad una chiacchierata con un'amica un po' pettegola e un po' acida. Uno stile più simile a Jane Austen, insomma, e anzi, devo dire di preferire Agnes ad alcuni romanzi della Austen.
28 febbraio 2012
Emma
La storia di come ho finito questo libro è pura testardaggine, perchè l'ho iniziato e abbandonato tre volte, pur vedendo da subito come non fosse il "mio" libro, eppure niente, al quarto tentativo l'ho finito, e onestamente non so perchè mi sia fissata così, perchè ora che l'ho finito posso dire: 1- che come avevo immaginato dalle prime pagine, non mi è piaciuto 2- che Emma è odiosa. Tutto il gioco non vale il sollievo di poter commentare con cognizione di causa visto che il romanzo l'ho letto, e tutto.
25 febbraio 2012
"All'ombra delle fanciulle in fiore" - Confini della virtù
(...)perchè l'abitudine plasma lo stile dello scrittore non meno che il carattere dell'uomo, e l'autore che più volte s'è accontentato di giungere, nell'espressione del pensiero, a un certo grado di piacevolezza segna per sempre, in tal modo, i limiti del proprio talento, così come, cedendo sovente alla voluttà, alla pigrizia, alla paura di soffrire, tracciamo noi stessi, su un carattere dove alla fine ogni ritocco sarà impossibile, il contorno dei nostri vizi e i confini della nostra virtù. [pg. 157]
23 febbraio 2012
Ultime letture
Sono un po' in panne con la lettura: mi capita quando incappo in una serie di libri che mi dicono poco o nulla.
Il mulino sulla Floss l'avevo cominciato tempo fa, ma la storia di questa Maggie non mi aveva presa. Proprio la bambina in sé mi sembrava fastidiosa: il buonismo da romanzo, l'intelligenza vivace che, naturalmente, essendo donna, è più un problema che un pregio. Saranno state tematiche interessanti nell'800, oggi sa un po' di stereotipo sentimental-lacrimevole (cito a memoria: "le donne intelligenti sono come le pecore con la coda lunga, non per questo valgono di più" bof, la Eliot doveva parecchio avercela con un certo entourage maschile).
21 febbraio 2012
Il falò delle vanità
Successo degli anni '80, è interessante leggere questo romanzo ad un trentennio di distanza, quando, purtroppo, gli effetti di tutti i problemi del sistema economico sono saliti agli onori della cronaca.
Sherman McCoy è un uomo "di successo": ha una moglie (rinsecchita come detta la moda), una figlia, vende obbligazioni guadagnando un milione di dollari l'anno e vive in una casa da sogno in Park Avenue.
Come nelle migliori parabole, però, è inconsapevolmente infelice. Vive in ufficio, la moglie esprime tutta la vacuità di cui è sotto sotto terrorizzato. Conseguenza più banale: ha l'amante, una giovane italiana sposata ad un 71enne milionario.
Sherman McCoy è un uomo "di successo": ha una moglie (rinsecchita come detta la moda), una figlia, vende obbligazioni guadagnando un milione di dollari l'anno e vive in una casa da sogno in Park Avenue.
Come nelle migliori parabole, però, è inconsapevolmente infelice. Vive in ufficio, la moglie esprime tutta la vacuità di cui è sotto sotto terrorizzato. Conseguenza più banale: ha l'amante, una giovane italiana sposata ad un 71enne milionario.
18 febbraio 2012
L'agente segreto
Diciamo che da un romanzo che si intitola "L'agente segreto" sarebbe lecito aspettarsi una trama con intrighi, strategia, azione, e non so, tutti i luoghi comuni alla 007, mentre la speranza si aggira svagatamente su ipotetici contorni di un protagonista fascinoso coraggioso e molto sicuro di sè. Ecco, aspettative da film hollywoodiano. Il romanzo si apre con la presentazione di tale signor Verloc che, sic, è un ometto grasso, annoiato e pigro, molto pigro. Lui è l'agente segreto. Lungi da emozionanti sparatorie e inseguimenti, il signor Verloc ha il noiosissimo compito di sorvegliare il patetico gruppo di anarchici locali, gente più idealista che combattiva e anche questi molto, molto pigri. La sua attività di copertura è un tristissimo negozietto di roba inutile. Una vita quanto mai grigia, insomma. Il signor Verloc, però, non ne è troppo disturbato: è semplicemente troppo inerte per avere superiori aspettative. Compila lunghi resoconti burocratici sulla sua grigia attività, sapendo così di guadagnarsi lo stipendio, calibrando al minimo sindacale l'impegno lavorativo.
16 febbraio 2012
La crisi - Albert Einstein
Non pretendiamo che le cose cambino, se facciamo sempre la stessa cosa. La crisi è la migliore benedizione che può arrivare a persone e Paesi, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dalle difficoltà nello stesso modo che il giorno nasce dalla notte oscura. E’ dalla crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato. Chi attribuisce alla crisi i propri insuccessi e disagi, inibisce il proprio talento e ha più rispetto dei problemi che delle soluzioni. La vera crisi è la crisi dell’incompetenza. La convenienza delle persone e dei Paesi è di trovare soluzioni e vie d’uscita. Senza crisi non ci sono sfide, e senza sfida la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non ci sono meriti. E’ dalla crisi che affiora il meglio di ciascuno, poiché senza crisi ogni vento è una carezza. Parlare della crisi significa promuoverla e non nominarla vuol dire esaltare il conformismo. Invece di ciò dobbiamo lavorare duro. Terminiamo definitivamente con l’ unica crisi che ci minaccia, cioè la tragedia di non voler lottare per superarla. Albert Einstein
Revolutionary Road
Bel romanzo, di quelli forti, introspettivi, che ti catapultano nella realtà che raccontano. Le questioni affrontate girano attorno al problema del benessere, dell'ipocrisia, della mediocrità e del conformismo. Una giovane coppia americana incarna la medio borghesia: villetta fuori città, immaturità nascosta da un superficiale strato di conformista rispettabilità, due bimbi, giardino, velleità artistiche di lei, lui lavoro noioso ma che dà da mangiare, amicizie poche e che non impegnino. Spunti culturali, vivacità mentale, capacità d'iniziativa assenti. Una lieve depressione li avvolge, trovano conforto criticando ciò che li circonda, pur sapendo che se li avvolge il nulla, è perchè lo incarnano anche loro:
Iscriviti a:
Post (Atom)

